Il gatto e la Frugola

Aprile 2023. Teatro dell’Opera di Roma. Il tabarro di Puccini.

Fino a quel momento, il mio Puccini era stato essenzialmente quello di Bohème e Butterfly: lirismo, abbandono, melodie che conoscevo e amavo da sempre. Non avevo mai incontrato, almeno non in modo consapevole, la durezza compatta e quasi spietata de Il Tabarro (ogni occasione mi ricorda che “so di non sapere”). Eppure di opere ne avevo viste, ascoltate, persino interpretate molte; ma, da mezzosoprano, il repertorio pucciniano che avevo frequentato era rimasto marginale rispetto ad altri territori vocali e drammaturgici.

Mi colpì allora la crudezza di quella vicenda: l’ambientazione, la fatica, la tensione compressa nei dialoghi, la povertà esistenziale che attraversa ogni gesto. Un realismo quasi ruvido, distante dall’immagine più diffusa di Puccini quale illustratore del sentimento drammatico.

Poi, all’improvviso, nel fluire della storia, una frase inattesa: «…Caporale, il mio soriano…». Un gatto. Per la prima volta in un melodramma sentivo nominare un animale domestico con quella naturalezza affettuosa. Rimasi sorpresa, quasi disarmata. In mezzo a quella realtà cupa e opprimente, la voce della Frugola apriva uno spazio diverso, intimo, tenero. Ho amato quell’aria immediatamente: per la sua semplicità, per il suo tono domestico, per quella scintilla di umanità che sembrava contrastare il dramma.

Forse fu anche per una ragione più personale che quell’aria mi colpì così tanto. Amo profondamente i gatti e da sempre mi prendo cura di loro, fanno parte della mia quotidianità e sentirli nominare con tale spontaneità all’interno di un’opera tanto cruda, produsse in me una curiosità inattesa.

Ritengo, infatti, che non sia solo un dettaglio del libretto, una parentesi di poco conto, perché sia Adami che Puccini avrebbero potuto usare qualsiasi altro mezzo per “riempire spazio”. Invece, hanno scritto proprio di un gatto.

Il gatto e la Frugola: etimologia identitaria

La Frugola, in effetti, è un personaggio singolare all’interno del microcosmo del Tabarro. Donna sulla cinquantina, moglie del Talpa, appartiene pienamente a quell’umanità minuta e laboriosa che popola la chiatta e al tessuto sociale descritto dalla storia messa in scena. Ma, a differenza degli altri, non è definita dal lavoro sulla barca o dalla tensione sentimentale: la sua identità si costruisce altrove, in uno spazio più domestico e marginale.

Mentre il marito è impegnato sul battello, infatti, la Frugola attraversa la città raccogliendo oggetti abbandonati, scarti, cose dimenticate. Li accumula, li rivende, li riutilizza secondo necessità. È una raccoglitrice, una custode di frammenti: vive di ciò che gli altri lasciano indietro. Questo gesto continuo di recupero non è un espediente economico, ma diventa quasi una cifra simbolica del personaggio, che costruisce il proprio mondo a partire dai residui della realtà circostante.

Non a caso, il sostantivo frugolo/a indica

1. s. m. (f. -a, raro) Bambino molto vivace, che frugola dappertutto e non sta mai fermo. 2. agg. Vivace, irrequieto: Questa fanciulla è tanto lieta […] e frugola (Poliziano); gli occhiolini f. del signor Palìn … rivelavano un’attesa molto intensa, e una pungente curiosità (Palazzeschi). ◆ Dim. e vezz. frugolino, e più com. frugolétto, per indicare in genere un bimbo vivace.[1]

E deriva direttamente dal verbo frugare

v. intr. e tr. [lat. *furicare, der. di fur furis «ladro»] (io frugotu frughi, ecc.). – 1. intr. (aus. avere) Cercare minuziosamente, con le mani o anche servendosi di un arnese, in ripostigli o in mezzo ad altri oggetti: fnei cassettiin una valigiatra le cianfrusaglienegli angolitra le immondiziesi frugò in tutte le taschema non vi trovò che pochi spicciolifruga frugaalla fine il documento venne fuori2. tr. Rovistare minuziosamente ogni luogo, in ogni parte: agli altri furfanti che frugavan la casadall’alto al bassoil terribile tocco fece la stessa impressione (Manzoni); funa persona, cercarle indosso, nelle tasche, entro le cuciture, ecc., per scoprire roba eventualmente nascosta (soprattutto in caso di perquisizione). 3. tr., ant. Stimolare: Così frugar conviensi i pigri (Dante); o anche pungere, tormentare: La rigida giustizia che mi fruga (Dante).[2]

Da questi riferimenti lessicali emerge con sorprendente precisione l’identità della Frugola. Il campo semantico che ruota attorno a frugare e a frugolo non si limita a descrivere un’azione materiale – rovistare, cercare tra gli scarti – ma restituisce un modo di stare al mondo: rapido, curioso, instancabile, quasi nervosamente vitale. Il nome diventa così una sintesi del personaggio, ne anticipa il gesto, ne suggerisce il temperamento.

Il gatto e la Frugola: corrispondenze musicali

Questa identità lessicale trova piena corrispondenza nel libretto di Giuseppe Adami, che tratteggia la Frugola come figura concreta, pratica, radicata nella sopravvivenza quotidiana, ma non priva di affetto e di una sua tenera ostinazione. E ancor più significativamente, la musica di Puccini ne traduce le peculiarità caratteriali con un disegno sonoro agile, mosso, punteggiato da inflessioni che sembrano seguire il ritmo stesso del suo rovistare, del suo accumulare, del suo raccontare.

La canzone della Frugola si articola in due momenti distinti. La prima parte – che, con una certa libertà, potremmo accostare alla funzione di una cavatina ottocentesca – ha carattere fortemente auto-introduttivo: la donna si definisce, si racconta, espone la propria identità. La versificazione, costruita prevalentemente su doppi quinari, con rime talvolta interne e talvolta baciate, contribuisce a creare un andamento agile, che aderisce al gesto quotidiano del personaggio.

La seconda parte è introdotta da un brevissimo scambio con Giorgetta, sorpresa che la Frugola si preoccupi di nutrire con cibo scelto il suo Caporale, il soriano. Qui il discorso si fa più disteso anche sul piano metrico: l’alternanza di settenari ed endecasillabi e uno schema rimico più regolare – con rime alternate e baciate – conferiscono alla sezione una maggiore compattezza. La struttura stessa della versificazione sembra così accompagnare il passaggio da un’autodefinizione vivace e frammentaria a una riflessione più esplicita e affettiva, in cui il gatto diventa centro emotivo del discorso.

Sul piano musicale, Puccini tratteggia la Frugola attraverso un Allegro energico in 3/8, sostenuto dal ritmo ostinato delle crome che percorre entrambe le sezioni del brano, nella tonalità di Re minore. Questo movimento incessante conferisce alla linea vocale un carattere vivace e operoso, quasi a tradurre in suono l’attività instancabile del personaggio. La melodia, slanciata e brillante, si costruisce su arpeggi ascendenti e discendenti e su intervalli ampi, fino all’ottava, disegnando un profilo energico e scattante.

Una brevissima progressione cromatica distingue due momenti speculari del libretto. Nella prima parte accompagna il verso «Trine e velluti, stracci, barattoli», mentre la Frugola cerca nella sua sacca gli oggetti da mostrare a Giorgetta, dando l’impressione di perdersi per un istante nel gesto del rovistare. Nella seconda parte, la stessa progressione sottolinea il verso «senza puntigli e senza gelosia», riferito alle confidenze tra la Frugola e il suo amato Caporale.

Particolarmente significativa è l’onomatopeica “ron”, evocazione delle fusa del gatto: Puccini la colloca nella zona centro-grave della tessitura, sulle note Do e Re centrali, alternando crome e pause e mantenendo il carattere motorio del brano.

Il gatto e la Frugola: parallelismi e speranze

«Meglio padrone in una catapecchia che servo in un palazzo»: è questa la filosofia di vita che la Frugola attribuisce al suo Caporale. Una massima semplice, quasi proverbiale, che restituisce con immediatezza l’idea di una libertà irrinunciabile, profondamente aderente alla natura del gatto. Puccini sottolinea questo momento collocandolo nella zona acuta della tessitura, dove la linea vocale si fa più luminosa e incisiva: la dichiarazione acquista così un rilievo particolare, come se quella rivendicazione di indipendenza – pur riferita all’animale – risuonasse con forza ben oltre il suo significato letterale.

In realtà, quella massima non riguarda soltanto Caporale. La Frugola sembra proiettare nel gatto una visione del mondo che le appartiene intimamente. In questo senso, la Frugola è il gatto e il gatto è la Frugola. La rivendicazione di libertà, l’orgogliosa autosufficienza, la scelta di una povertà indipendente piuttosto che di una subordinazione agiata risuonano come un autoritratto implicito.

Se torniamo all’etimologia evocata poco sopra, il legame si fa ancora più stringente: frugare, frugolo/a descrivono non solo l’attività della donna che rovista e raccoglie, ma anche un tratto tipico del comportamento felino — curioso, esplorativo, instancabile nel muoversi tra oggetti e spazi. Il nome della Frugola, così, sembra contenere già questa duplice valenza: umana e animale, pratica e istintiva.

Non è soltanto una donna che parla del suo gatto: è un personaggio che si riflette in esso, trovando nella figura dell’animale una forma simbolica della propria identità.

L’ultima massima attribuita al gatto, «meglio cibarsi con due fette di cuore che logorare il proprio nell’amor», rivela una forma di stanchezza dell’amore, un consumo silenzioso che attraversa le relazioni dell’opera. La stessa Frugola, suo malgrado, pur sognando una casetta in campagna e una morte quieta accanto al suo Caporale, vive un rapporto ormai stantìo con Talpa, fatto più di abitudine che di slancio.

Nel momento in cui Puccini riprende la linea melodica e la spinge verso l’acuto con maggiore tensione, non ascoltiamo un semplice motto di libertà, ma l’eco di un desiderio che non trova compimento. Non è un grido contro l’amore: è il suono di un cuore che teme di logorarsi.

Il gatto è la Frugola. E nella filosofia attribuita a Caporale si riflette la fragile aspirazione a una vita non consumata, a un affetto che non diventi usura. Un’aspirazione che, nel mondo cupo del Tabarro, resta sospesa, come un sogno che non riesce a farsi destino.

di Eleonora Cipolla


[1] https://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/frugola/

[2] https://www.treccani.it/vocabolario/frugare/

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